A lezione da von Clausewitz

Alle elezioni regionali abruzzesi non partecipa nessun partito della sinistra d’alternativa: ci sono i centrosinistri, i centrodestri, i pentastellati e i fascisti.
Praticamente è un po’ come votare in Ucraina.
Ancora una volta esemplare la strategia di Rifondazione, che avrebbe potuto benissimo puntare alla soglia di sbarramento del 4% quasi da sola (contando che alle scorse regionali era al 3% e vanta oggi un segretario abruzzese).
E invece no. Ha preferito passare il tempo ad attendere le decisioni di SinistraItaliana (ne sopravvivono diversi esemplari alle pendici della Maiella) nella vana speranza di costruire una lista di “coalizione sociale”. Insomma qualsiasi cosa pur di non presentarsi col proprio simbolo, altrimenti poi c’è il rischio che la gente pensi che in Italia esiste ancora una presenza comunista.
Il risultato, ampiamente prevedibile visto che è accaduto lo stesso alle scorse regionali, è che i sinistri italiani hanno seguito il richiamo della foresta e si sono accodati al Pd, mentre l’alternativa del NoiCiSiamo, IlTempoE’Ora, AccettiamoLaSfida e PiripìPiripò ha perso tempo, non ha raccolto le firme necessarie e quindi non si presenta.
Questa sì che è strategia, compagni!

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