E’ nato un babau

Il titolo è eloquente: “Io sono Matteo Salvini”, anche se poi manca un sottotitolo di tenore analogo, tipo “… e voi non siete un cazzo”, ma quasi non ce n’è bisogno perchè è sufficiente l’espressione volitiva e lo sguardo che sembra scrutare verso l’orizzonte delle speranze umane per marcare visivamente la distanza tra il protagonista dell’opera ed il comune (e)lettore.
A questo gioco insulso che consiste nel voler accostare Salvini a Mussolini partecipano un po’ tutti, i fascisti che hanno bisogno di un idolo, i neoliberali che hanno bisogno di un babau e perfino quella sinistra d’alternativa che ha invece bisogno di un paio di occhiali.
Nulla di più assurdo. Mussolini salì al potere grazie all’appoggio della monarchia, del padronato, del clero e anche delle potenze occidentali, insomma di tutti i poteri che avevano interesse a stroncare le lotte del proletariato nel timore degli effetti virali della rivoluzione bolscevica. Senza l’appoggio di quei poteri, Mussolini sarebbe presto scomparso dalla scena.
Salvini è invece visto come il fumo negli occhi da quegli stessi poteri, anche se in realtà non ve ne sarebbe motivo dato che l’attuale esecutivo, nonostante le timide posizioni antiglobaliste di facciata, si è dimostrato verso di essi tanto mansueto e inoffensivo quanto quelli che l’hanno preceduto. Soltanto raschiando il fondo del barile dell’elettorato leghista si trova qualcuno convinto che Salvini voglia ostacolare il saccheggio perpetrato dai potentati finanziari a danno dei beni pubblici. E in fondo mica l’hanno votato per questo. Tutti coloro che invece imbastiscono campagne contro di lui, a cominciare dalle tentacolari organizzazioni sorosiane, sanno che potrebbero girarselo come vogliono. Però vogliono qualcun altro, mentre Salvini va bene come babau, per spaventare l’elettore e indurlo a credere che ad allontanarsi dai partiti cari al sistema, ci si ritrova a bere olio di ricino.
Dopotutto la cupola dei grandi saccheggiatori sovranazionali ha raggiunto un tale livello di tracotanza da non sopportare il minimo cenno di dissenso nemmeno quando immediatamente seguito dall’obbedienza più assoluta, come è prassi dell’attuale governicchio. Purtroppo per loro, non è che si può trovare uno Tsipras tutti i giorni.
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